Uno scorcio sull’archeologia sottomarina italiana nelle carte della Commissione consultiva per lo studio dei problemi inerenti la tutela del patrimonio artistico-culturale e la difesa del paesaggio

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In occasione della Giornata nazionale del paesaggio del 14 marzo 2021, l’Archivio centrale dello Stato pubblica alcuni documenti tratti dalla serie archivistica “Commissione consultiva per lo studio dei problemi inerenti la tutela del patrimonio artistico-culturale e la difesa del paesaggio” (8 bb., 1961-1971), istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Con questo contributo si vuole sottolineare, in particolare, l’interesse che fu rivolto dalla Commissione all’archeologia sottomarina italiana.

Se si escludono gli eccezionali ritrovamenti del relitto di Mahdia, nell’Africa del nord, che risale al 1910, quello dello svuotamento del Lago di Nemi tra il 1928 e il 1932, che diede la possibilità di individuare e recuperare le due navi di Caligola, e qualche altro ritrovamento minore, fu intorno al 1950 che si incominciò a parlare di una vera e propria “archeologia sottomarina”.

L’Italia intraprendeva in quegli anni, con l’intervento della nave Artiglio, la prima campagna di recupero di reperti nella nave romana di Albenga (doc. 1). L’archeologia sottomarina si iniziava così ad affermare nel campo scientifico con una posizione di primo piano, sia attraverso l’organizzazione di campagne di ricerche e di scavo, con le prime navi attrezzate a scopi archeologici (la corvette militare Daino dal 1959 al 1963, la nave Cycnus dal 1969 al 1981) (docc. 2 e 3), sia attraverso l’organizzazione di Congressi internazionali (I, Cannes, 1955; II, Albenga, 1958; III, Barcellona, 1961; IV, Nizza, 1970) e del Comitato permanente della Forma Maris Antiqui.

Tra gli altri, si pubblica il Voto del IV Congresso Internazionale di Archeologia Sottomarina per l’organizzazione scientifica internazionale dell’archeologia sottomarina (Nizza, 11-16 ottobre 1970) (docc. 4 e 5), documento che mette in evidenza come gli obiettivi primari fossero ostacolare le azioni di saccheggio e il recupero dei giacimenti archeologici sottomarini.

Nel corso dei decenni il settore dell’archeologia subacquea ha acquistato un ruolo di rilievo e nel dicembre del 2019 viene istituita la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo (DPCM 2 dicembre 2019, n. 169).

Oggi l’interesse è rivolto alla diffusione della conoscenza del patrimonio culturale sommerso e semi-sommerso, non solo mediante il recupero di giacimenti subacquei e l’allestimento di mostre e musei destinati alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico e navale, ma anche attraverso lo studio delle dinamiche del paesaggio antropico costiero, dei contesti di approdo e di scambio e dei mezzi di navigazione. Il paesaggio, in questa prospettiva, è diventato un quadro di riferimento fondamentale per comprendere il rapporto tra l’umanità e il mare.

Segnatura dei documenti pubblicati:
ACS, PCM, Commissione consultiva per lo studio dei problemi inerenti la tutela del patrimonio artistico-culturale e la difesa del paesaggio, b. 7.
Le due immagini (docc. 1 e 3) sono tratte dalla dispensa di Francisca Pallarés, 20 anni di archeologia sottomarina in Liguria e nel Mediterraneo, ottobre 1970