Festa della Musica – La Festa degli Alberi

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Ai campi, ai campi! – dalle distese lombarde ai verdi – feraci clivi della Sicilia, – folta d’ulivi, il nuovo grido – stimola e va.
Ai campi, ai campi! – nunzio palese d’una più lieta – più ricca età.

Questo Inno patriottico agli alberi e alla vita campestre, messo in musica da Camillo Daydone su versi di Giulio Iacobelli, fu intonato in coro dalle alunne della R. Scuola Normale femminile “Regina Margherita” di Palermo. Siamo nel lontano 20 novembre 1899, anno in cui, per volontà del Ministro della pubblica istruzione Guido Baccelli, fu istituita in tutte le scuole italiane la Festa degli alberi che, pur con periodi di maggiore o minore fortuna, viene festeggiata ancora oggi.

«Un nuovo rito nel Regno d’Italia» – così titolava «La Torre del Moro. Corriere della Valle del Paglia» il 16 novembre 1899 – nato per sancire, come l’Arbor Day americano da cui fu mutuato, il generale riconoscimento delle piante come «elemento precipuo di sanità e ricchezza» mediante la piantumazione di alberi su pubblico terreno. E gli istituti secondari e normali, appena chiusa la sessione autunnale degli esami, d’accordo con le amministrazioni locali, i comizi agrari e i proprietari terrieri di zona, effettuavano celebrazioni un po’ ovunque, con grande concorso di pubblico, docenti e scolaresche anche delle scuole elementari. Alla presenza delle autorità scolastiche e comunali, dei maggiorenti locali e della stampa cittadina venivano organizzate gite campestri, concorsi letterari, interventi sul significato e le finalità della manifestazione e, tra cori, inni e sventolar di bandiere, venivano piantati alcuni alberi tra i più adatti alla selvicoltura della regione. Diversi spartiti musicali d’occasione, a stampa e manoscritti, si conservano tra le carte del Ministero della pubblica istruzione, in genere allegati alle relazioni di provveditori e direttori didattici al Ministero – in risposta alla circ. min. 27 giugno 1998 n. 56 – sullo svolgimento della festa sul proprio territorio, accanto a programmi dell’evento, articoli di quotidiani e periodici locali, discorsi e opuscoli sul tema, planimetrie raffiguranti la «disposizione delle piante da piantarsi per la Festa dell’albero», ecc.

Nell’ambito della Festa della musica 2022, agganciata quest’anno al tema dell’ambiente – Recovery Sound & Green Music Economy – l’Archivio centrale dello Stato propone una selezione di documenti musicali sulla Festa degli alberi tra 1899 e 1951 tratti dal suo patrimonio archivistico. Si evidenziano, oltre a La Festa degli Alberi, Inno patriottico (versi a stampa e spartito ms. cc. 1-10) citato in apertura (MPI, Gabinetto. Archivio del ministro Guido Baccelli, b.55), Per la Festa degli alberi, canone a due voci senza accompagnamento (spartito e rime a stampa, musica di V. Sacchi, versi di A. Berta, Milano 1899) (Ivi, b.54); inno d’occasione della R. Scuola Tecnica “A. La Marmora” di Iglesias (spartito ms. c.1) (Ivi, b.56); Canto di primavera. Coro di scolari per la Festa degli alberi, risalente all’epoca fascista (versi e spartito a stampa, musica di A. Mascetti, versi di E. Colangelo, Milano, s.d.) (MPI, Direzione generale istruzione elementare, Divisione prima, Fascicoli personali degli ispettori scolastici cessati dal servizio negli anni 1940-60, b.169); Inno alle piante. Per la festa degli alberi (musica di M. Carchini, versi di P. Covelli) inserito dell’opuscolo a stampa, La festa degli alberi di Pantaleone Covelli, Caulonia 1951 (Ivi, b.245). Un inno dal titolo La festa degli alberi fu pubblicato negli anni ’20, da Antonio Arnò, insegnante di canto corale nella Scuola normale femminile pareggiata di Messina, come si riporta in un’antologia di Canti educativi per le scuole elementari e normali, edita a Napoli nel 1922, inviata in omaggio alla famiglia reale nel 1924, con dedica «alla contessina Maria Ludovica Calvi» nipote di Vittorio Emanuele III, per la sua nascita (Real Casa, Divisione I, Segreteria Reale).

Il ruolo centrale della musica nelle celebrazioni annuali degli alberi risulta ben evidente anche nelle relazioni dei prefetti al Ministero dell’Interno (e ai dicasteri della Pubblica istruzione e dell’Agricoltura e foreste) sulle manifestazioni svoltesi nelle province italiane negli anni ‘50, oppure nelle riunioni preliminari a Roma, presiedute dal sottosegretario di Stato, in cui «canti di inni agli alberi» erano sempre compresi – insieme ai «discorsi appropriati», al «collocamento a dimora del maggior numero possibile di piantine di specie forestali adatte all’ambiente» e alla «benedizione delle piantine» – nelle linee programmatiche da recepirsi sul territorio. Una curiosità. In un incontro in vista della Festa degli alberi del 1952, alla presenza del sottosegretario Mariano Rumor, fu scelta come location per Roma, «quale località coreografica più consona, il luogo prospiciente la scalea del Palazzo della Civiltà, in contrada “la Magliana”», uno dei simboli dell’E42. A titolo esemplificativo si riporta un programma a stampa della Festa degli alberi celebrata a Lecce il 21 novembre 1952, tratto dal fondo del Ministero dell’interno (MI, Gabinetto, Archivio generale, Fascicoli correnti, anni 1950-1952, b. 245), comprendente anche un «Decalogo forestale» in 10 punti.

«Far dominare il verde laddove vi è lo squallore, piantare alberi che elevino sempre più chioma al cielo, eliminare gli incalcolabili danni che il denudamento provoca dappertutto, nel monte e nel piano, tutto ciò che è difesa della Patria contro nemici tremendi, quali le intemperie, le alluvioni, le frane, le valanghe». Così recita il discorso introduttivo dell’opuscolo citato. La sottolineata importanza, pur in accordo alla retorica dell’epoca, dei boschi e del verde in genere, intesi come presidi alle catastrofi ambientali, è oltremodo attuale ai nostri giorni. Anzi, la Festa degli alberi, alla luce delle grandi questioni ambientali e delle emergenze climatiche tende ad assumere oggi, in Italia come in tutti i Paesi del mondo, significati sempre nuovi e più stringenti. Ma l’essenza della festa non è mutata nel tempo, perché il gesto simbolico che ne riassume il senso è, allora come oggi, la messa a dimora di nuove essenze arboree accompagnata dai canti inneggianti alla natura da preservare e proteggere intonati dalle nuove generazioni.

Simonetta Ceglie, Responsabile Servizio Valorizzazione e promozione documentario.