ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO: le origini

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L’edificio monumentale progettato dagli architetti De Renzi, Figini e Pollini, destinato originariamente a sede della Mostra dell’autarchia, del corporativismo e della previdenza sociale nell’ambito dell’Esposizione Universale del 1942, fu portato a termine negli anni Cinquanta, su iniziativa di Virgilio Testa, commissario straordinario dell’Ente EUR, apportando le modifiche necessarie per adattare il palazzo alle esigenze della nuova destinazione d’uso. L’imponente architettura razionalista avrebbe ospitato l’Archivio centrale dello Stato con la finalità di conservare oltre all’Archivio del Regno  (Regio Decreto del 25 maggio 1875, n. 2552) che conteneva gli originali delle leggi e decreti, allo stato civile di Casa Savoia e al registro araldico, anche gli atti dei dicasteri centrali non più occorrenti “ai bisogni ordinari del servizio”.

La piena autonomia dell’Istituto fu sancita nel 1953 con la Legge del 13 aprile n. 340: venne ufficializzata la nuova denominazione di Archivio Centrale dello Stato e operata la distinzione dall’Archivio di Stato di Roma, e fu posto alla direzione dell’Istituto il funzionario con il grado più elevato dell’amministrazione archivistica.
Con decreto del 29 marzo 2004 della Sovrintendenza regionale per i beni e le attività culturali del Lazio l’edificio è stato dichiarato di interesse particolarmente importante.

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Guarda planimetria degli edifici e opere permanenti dell’E 42.

Ultima modifica: 13 Settembre 2019 alle 16:10